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NASpI e Partita IVA: cosa ha chiarito il Tribunale

Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha affrontato il caso di una lavoratrice percettrice di NASpI alla quale l’INPS aveva richiesto la restituzione di alcune mensilità, ritenendo incompatibile la prestazione con la semplice titolarità di una Partita IVA.

Il Giudice ha invece accertato che, nel periodo contestato, l’interessata non aveva prodotto alcun reddito dall’attività autonoma. Da qui la conclusione: la sola apertura della Partita IVA non è sufficiente, da sola, a far venir meno il diritto alla NASpI, in assenza di un reddito effettivo derivante dall’attività.

Questo orientamento introduce un elemento di maggiore tutela per chi, durante la disoccupazione, sta valutando di avviare un progetto autonomo ma teme di perdere subito l’indennità.

Cosa significa in concreto per i percettori di NASpI

Il principio che emerge dalla decisione è chiaro:

  • l’apertura della Partita IVA, di per sé, non comporta automaticamente la decadenza dalla NASpI;
  • ciò che incide sul diritto alla prestazione è l’effettiva produzione di reddito da lavoro autonomo;
  • l’eventuale riduzione, sospensione o cessazione dell’indennità può operare solo dal momento in cui l’attività inizia a generare compensi e sempre nei limiti e secondo le regole previste dalla normativa vigente (soglie di reddito, obblighi di comunicazione, eventuale riduzione percentuale dell’importo, ecc.).

In altre parole, chi apre una Partita IVA per avviare un’attività che, nella fase iniziale, non produce ancora reddito, non dovrebbe essere penalizzato automaticamente sul piano del diritto alla NASpI.
Questo orientamento tutela proprio quella fase delicata di start-up in cui si sostengono costi, si avvia l’attività, ma non si registrano ancora entrate significative.

Perché è comunque fondamentale la consulenza preventiva

Nonostante questo importante chiarimento, ogni situazione va valutata con grande attenzione. L’avvio di un’attività autonoma mentre si percepisce la NASpI comporta infatti:

  • specifici obblighi di comunicazione all’INPS entro termini precisi;
  • la necessità di monitorare i limiti reddituali previsti dalla legge, oltre i quali la prestazione può essere ridotta o cessare;
  • possibili effetti diversi a seconda del tipo di attività, del regime fiscale adottato e della durata del progetto lavorativo.

Per evitare errori formali, contestazioni successive o richieste di restituzione delle somme percepite, è essenziale inquadrare correttamente la propria posizione prima di aprire la Partita IVA o avviare collaborazioni autonome durante la fruizione della NASpI.

Come possiamo aiutarti

Presso i nostri uffici offriamo un supporto completo a chi percepisce la NASpI e sta valutando di avviare un’attività autonoma. In particolare, ci occupiamo di:

  • assistenza nella presentazione delle domande di NASpI;
  • consulenza sulla compatibilità tra NASpI e lavoro autonomo;
  • supporto per l’apertura della Partita IVA e la scelta del corretto inquadramento;
  • gestione delle comunicazioni obbligatorie all’INPS in caso di avvio di attività;
  • verifica dei requisiti e dei limiti di reddito previsti dalla normativa.

👉 Prima di aprire una Partita IVA o iniziare un’attività autonoma mentre percepisci la NASpI, è altamente consigliabile richiedere una consulenza. Un corretto inquadramento iniziale ti permette di:

  • tutelare i tuoi diritti;
  • evitare spiacevoli richieste di restituzione;
  • affrontare con maggiore serenità l’avvio di un nuovo percorso lavorativo.

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